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 Pagina delle sentenze 

Uccide guidando ubriaco, oltre quattro anni di carcere e deve risarcire per danni l’Aifvs
 Tribunale di Ferrara, sentenza nella direzione del cambiamento

L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, costituitasi con l’avv. Domenico Musicco parte civile nel processo penale per l’uccisione di Cormac Page, apprezza la sentenza pronunciata dal Giudice Silvia Marini del Tribunale di Ferrara, che ha inflitto a Marco Calura quattro anni ed un mese di reclusione, l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, la sospensione della patente per quattro anni e tre mesi, condannandolo inoltre alla refusione delle spese processuali ed al risarcimento danni in favore della nostra Associazione. Era la sera del 14 marzo 2007 e Cormac Page stava tornando a casa, dalla sua famiglia, quando sulla Ferrara-Mare, all'altezza di Corte Centrale, verso le ore 22, la sua vita si è incrociata con quello di Marco Calura. Quest’ultimo sopraggiungeva alle spalle di Page e il suo piede premeva sull’acceleratore. Stava andando a 135 km/h in una strada con il limite dei 90, e nelle vene aveva un tasso alcolemico altissimo (3,80 mg/dl) quando tampono’ l’auto di Cormac Page, uccidendolo sul colpo. La sentenza pur non applicando in modo pieno il massimo della pena – cosa che noi auspichiamo quando i comportamenti sono scellerati e le conseguenze devastanti – rafforza, tuttavia, l’attenzione ai diritti delle vittime. Il Tribunale di Ferrara ha riconosciuto all’AIFVS il merito di una battaglia a favore della civiltà e questa sentenza si pone come punto di riferimento per le ulteriori costituzioni di parte civile dell’AIFVS, vedendosi finalmente riconoscere una funzione sociale efficace nella difesa dell’interesse collettivo concernente la vita e la salute sulla strada, e quale unico ente rappresentativo delle vittime della strada in Italia.Riteniamo che per i giudici degni di tale nome sia giunto il tempo di porre fine a sentenze aprioristiche con pene minime e sospese a fronte di danni gravissimi ed irreversibili, frutto di trasgressione delle norme e della sottovalutazione del diritto degli altri alla vita: non possiamo continuare ad accettare passivamente sentenze discriminanti pronunciate In nome del popolo italiano, che sottovalutano il danno arrecato alle vittime ed ai familiari e attenuano le responsabilità dei colpevoli!  Tuttavia guardiamo con fiducia al cambiamento, poiché vediamo crescere il numero dei giudici che, nell’applicazione della norma, tengono conto del diritto alla giustizia delle vittime e considerano colpa grave il difetto di percezione sociale. Auspichiamo che tutta la Magistratura, compresa la Corte di Cassazione, sappia realizzare un’inversione di tendenza, e si decida finalmente a non sottovalutare la gravità della distruzione del diritto alla vita ed alla salute sulla strada.

 1/04/2009                                                                        Giuseppa Cassaniti Mastrojeni

                                                                                           presidente AIFVS

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Investì e uccise due fidanzati

                              Stefano Lucidi Condannato a dieci anni  per omicidio volontario
                  
E' la prima volta che questo reato viene applicato ad un incidente stradale

ROMA - A maggio di quest'anno aveva investito e ucciso due ragazzi mentre guidava sotto effetto di droga e alcool. Stefano Lucidi è stato condannato a 10 anni per omicidio volontario per l'incidente accaduto sulla Nomentana, a Roma, nel quale persero la vita 2 ragazzi.

E' la prima volta in italia che viene configurato questo reato in un caso di incidente stradale. Il pm Carlo Lasperanza aveva chiesto 14 anni.
Il gup non ha invece accolto la richiesta del pm di disporre due anni di isolamento per l'imputato. Lo stesso giudice si è invece riservato di decidere in merito alla richiesta di concessione di arresti domiciliari sollecitata dalla difesa di Lucidi. La decisione è attesa nei prossimi giorni.
Lucidi, il 22 maggio scorso, uccise con l'auto del padre Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, due fidanzati che viaggiavano a bordo di uno scooter. Nello stesso tratto di strada perse la vita Rocco Trivigno, ucciso da un furgone condotto da Ignatiuc Vasile.
Sino ad oggi la condanna più dura era stata per Marco Ahmetovic, un giovane rom di 22 anni che la notte del 23 aprile 2007 uccise quattro giovani di Appignano del Tronto, mentre era alla guida del suo furgone, ubriaco. Ahmetovic prese 6 anni e mezzo in primo grado.
"E' una sentenza giusta che dedichiamo a tutti quei ragazzi che hanno perso la vita e non hanno avuto giustizia. Che questa sentenza costituisca un monito severissimo per tutti quei giovani che hanno perso il senso della loro vita e il rispetto profondo della vita altrui" commenta l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, difensore di parte civile e legale delle famiglie dei due ragazzi.

26/11/08

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Una sentenza storica,giusta ed esemplare

Omicidio stradale Salvatore Alfano

Bodac, che con la propria auto ha ucciso Salvatore Alfano a Salerno sulla via dei Principati,rimane in carcere. La sentenza del giudice Gaetano Sgroia è stata giusta ed esemplare: nonostante la diminuzione di un terzo della pena per il rito abbreviato,a Bodac sono stati inflitti otto anni di carcere,nove anni di sospensione della patente e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. E' la condanna più alta fino ad ora irrogata per l'omicidio stradale colposo, e l'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada che si è costituita parte civile nel processo manifesta soddisfazione per questa sentenza che ha un valore storico: d'ora in poi nessun giudice potrà dire che si deve modificare la legge per riconoscere la gravità del reato ed applicare una pena congrua,che tenga conto della gravità del danno,del grado della colpa e del comportamento del reo,come stabilisce l'articolo 133 del codice penale!

Tutte le 109 sedi dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada esprimono un pubblico elogio al p.m. Vincenzo Senatore ed al Giudice Gaetano Sgroia  della Procura della Repubblica di Salerno

10/10/08                            dott.ssa Giuseppa Cassaniti Mastrojeni

                                                  presidente nazionale AIFVS

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La procura chiude l’inchiesta e chiede il processo per Rossini
Per la morte di Annalisa L’amico davanti al giudice 
DI ROBERTO FIORENTINI  14-03-2005  Per la morte di Annalisa Lughignani la procura della repubblica di Cremona dopo quasi un anno e mezzo di indagini ha chiuso l’inchiesta sul drammatico incidente, chiedendo al giudice per l’udienza preliminare, il rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Rossini. Il reato contestato al giovane barista nel capo di imputazione, è quello di omicidio colposo. E’ lunedì 22 ottobre 2003. un Alfa Romeo 147 sfreccia attorno alle 23 sulla tangenziale di Cremona. A bordo Annalisa e Andrea. I due hanno appena terminato una cena al ristorante Corte Monaci nella zona di via Mantova. Quando la macchina alla cui guida c’è Rossini imbocca il cavalcavia sulla via Bergamo, forse per l’alta velocità, forse per una manovra errata, finisce violentemente contro lo spartitraffico. L’autovettura va in mille pezzi. Annalisa seduta a destra del conducente viene sbalzata fuori  dall’autoveicolo. Il colpo per la giovanissima valletta di una televisione locale, è fatale. Rimane qualche istante ancora in vita. I soccorsi sono praticamente immediati. Gli uomini del 118 cercano disperatamente di rianimarla sul posto. Ma la giovane 21 enne muore in un lago di sangue. Da quel momento iniziano le indagini che poi riveleranno particolarmente complesse e difficili. Nel corso di quella stessa notte venivano sentiti, alcuni amici della giovanissima cremonese che erano a bordo di autovetture che seguivano quella coinvolta nell’incidente. Successivamente, in procura come testimoni, erano convocate altre persone che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, precedevano la macchina condotta da Andrea Rossini. Quest’ultimo, prima ai magistrati e successivamente alla polizia giudiziaria, spiegava in diversi modi la dinamica del pauroso incidente da due era uscito praticamente indenne. Rossini, ha raccontato che Annalisa aveva chiesto di cambiare improvvisamente  strada e di immettersi direttamente in via Bergamo, tralasciando al tangenziale. Una richiesta questa arrivata troppo tardi, secondo il giovane, che nel ritornare sulla carreggiata principale sbagliava la manovra e finiva violentemente contro lo spartitraffico. Lo stesso Rossini, ammetteva, in un secondo tempo che quella sera conduceva la macchina a velocità sostenuta. Ora sarà il giudice per l’udienza preliminare anche a fronte di una probabile richiesta dell’applicazione di un rito speciale.

La Cronaca di Crema

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La vittima investita mentre tornava a casa dal lavoro
Incidente mortale nella fitta nebbia
L’investitore patteggia sette mesi
(pgr) - C’era molta nebbia quell’alba del 12 novembre del 2003, quando sulla strada che da Crema porta a Soncino stava transitando un furgone alla cui guida c’era Francesco Massenzana, 39 anni. E nella fitta nebbia, alle 5.30 di quel mattino c’era anche una bicicletta, sulla quale viaggiava Martino della Noce, 30 anni di Soncino, che aveva terminato il suo lavoro presso un’azienda di Romanengo e tornava a casa. Della Noce morì dopo qualche giorno di ospedale. La polizia stradale, che intervenne sull’incidente, trovò dell’hashish nelle tasche dell’investito e, da una conseguente perquisizione a casa, saltarono fuori altri 130 grammi di droga. Ieri davanti al giudice Salvatore Cappelleri l’avvocata Antonietta Tazza ha chiesto di patteggiare sette mesi di pena, sospendendola. Il giudice ha accettato, considerando che nell’incidente c’era anche un concorso di colpo da parte della vittima
La Cronaca di Crema
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Mite condanna a un giovane che lo scorso anno investì in auto una badante a Pandino
Uccise una ciclista, a piedi per sei mesi
Il giudice ha comminato solo otto mesi di reclusione, sospendendo la pena

 

DI PIER GIORGIO RUGGERI Otto mesi di reclusione, pena sospesa e sei mesi a piedi, pena che resta per Maurizio Porcu, il giovane di 21 anni di Pandino che, il 18 agosto dello scorso anno, investì e uccise Mariya Ostafi, 54 anni, da tempo residente a Pandino. L’incidente avvenne in pieno giorno, erano le 18.30 e la donna ucraina stava attraversando la strada con la sua bicicletta in prossimità delle strisce pedonali. L’auto di Porcu, che non viaggiava a velocità sostenuta e che trasportava anche un passeggero, ghermì la donna, trascinandola per qualche metro. Nell’impatto, prima di cadere a terra, la donna andò a sbattere la testa contro il cristallo dell’auto, infrangendolo. Il sinistro avvenne in via De Gasperi, strada prossima al centro, vicina a una scuola. La donna ucraina era appena uscita da una casa, dove prestava servizio. In un primo momento Mariya Ostafi sembrava reagire bene al pronto intervento dei medici che l’avevano soccorsa. Al pronto soccorso era arrivata viva, rianimata sul posto dell’incidente, e i medici, constatando la gravità delle ferite, si erano riservati la prognosi, ma pensavano di riuscire a strappare alla morte la malcapitata. Purtroppo questa speranza si era rivelata un’illusione ben presto. Infatti poco dopo le 21 e in seguito a un ulteriore aggravamento del quadro clinico generale, la Ostafi cessava di vivere.  In questo tempo, subito dopo l’incidente, il compito della stradale, intervenuta per i rilievi era quello di cercare di dare un nome alla donna investita, impresa non semplice perché in un primo momento nessuno sembrava riconoscerla e l’ucraina era senza alcun documento. Poi, dopo un’ora, qualcuno dal caseggiato che sorge nei pressi del luogo del sinistro, si era fatto avanti e aveva dichiarato di conoscere la donna investita, fornendo un indirizzo in paese dove la Ostafi viveva. Risolto il problema dell’identità, restava quello di dover avvertire i familiari. La donna a Pandino viveva sola, ma a Milano c’era un congiunto, un figlio. Anche qui gli uomini della stradale riuscivano ad avvisare questo congiunto, che però non faceva in tempo ad arrivare in ospedale prima che la madre morisse. Una storia triste, quella di Mariya Ostafi che ieri in tribunale è tornata a galla. L’avvocato del ragazzo investitore ha concordato con il pm Anna Ferrari di chiedere al giudice una condanna mite, solo otto mesi di carcere, pena naturalmente sospesa. Restano i sei mesi di ritiro della patente e il ricordo di un incidente che ha avuto esiti definitivi, anche se probabilmente Maurizio Porcu quel giorno non ha messo in atto un comportamento di guida tale da indurre il giudice a essere severo.
La Cronaca di Crema
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Nessuna colpa per il protagonista di un incidente a Romanengo nel quale morì un giovanissimo
Non provocò l’incidente, autista assolto

 

(pgr) - Il giudice Salvatore Cappelleri ha mandato assolto Angelo Marcandelli, imputato di omicidio colposo in quanto coinvolto in un incidente stradale nel quale morì Andrea Zuccotti, un ragazzo di Romanengo, di soli 15 anni. Secondo il giudice l’uomo, che era alla guida di una Peugeot 306, non ha colpe nell’incidente. Gli avvocati avevano chiesto e ottenuto di poter accedere al rito abbreviato e al termine dell’esame dei testi il giudice ha preso questa decisione. L’incidente, avvenuto il 20 ottobre del 2001, provocò profonda commozione nel paese cremasco. Pochi minuti prima delle 14 di quel giorno un’auto e un ciclomotore si scontrarono frontalmente, con conseguenze drammatiche per il ragazzo. Il sinistro avvenne sulla strada che dal cimitero del paese porta alla provinciale. A quell’ora, dal cimitero proveniva la Peugeot 306 guidata da Angelo Marcandelli, mentre in direzione opposta arrivava il ciclomotore di Andrea Zuccotti, solo 15 anni, anche lui di Romanengo. Forse a causa della strada stretta, i due veicoli si sono scontrati frontalmente. Nonostante la velocità di entrambi non fosse eccessiva, le conseguenze si sono rivelate subito gravi per il ragazzo che, nell’incidente, dapprima ha sbattuto con la testa contro il cristallo anteriore dell’auto e, quindi, a terra. Dagli accertamenti della polizia stradale si stabilì che il ragazzo non aveva il casco allacciato. Dopo l’urto, il ragazzo venne trasportato all’ospedale di Crema e da qui trasferito a Bergamo. Purtroppo tre giorni, nella notte, il cuore di Andrea Zuccotti, tanta voglia di vivere, non ha più retto e si è fermato. Vani i tentativi dei medici di strapparlo alla morte. Come vani sono stati i tanti sforzi che i medici dell’ospedale di Bergamo profusero per far riaprire gli occhi al ragazzo. Nonostante il disperato intervento alla testa, per rimuovere un ematoma, che i medici decisero di eseguire, per cercare di salvarlo. E l’intervento era riuscito, tanto che il ragazzo, nella giornata di mercoledì, aveva dato qualche segnale di reazione. Ma fu una falsa speranza. Dopo la morte, il via alla battaglia giudiziaria.
La Cronaca di Crema
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